I comunisti di Pechino stanno esagerando. I cinesi soffrono, il Tibet muore e noi ce ne ricordiamo solo a tratti. Domani, domenica 15 giugno, i tibetani e i loro amici italiani scendono in piazza a Roma. Non lasciamoli soli. [Articolo di Marco Respinti, tratto da il Domenicale - 14 giugno 2008]
Dire che la Cina è vicina è divenuto uno di quei luoghi comuni che di più non si può. Epperò è un’arma a doppio taglio. Per alcuni versi lo è sì vicina la Cina, e sin troppo; per molti altri resta invece lontana, anzi lontanissima. È vicina, la Cina, perché se ne occupano i quotidiani e i rotocalchi che nelle ultime settimane non riescono più, per forza di cose, a farne a meno; quotidiani e rotocalchi, e pure le agenzie di viaggio, le quali, con una nonchalance che ha del surreale, fingono il nulla e propongono cataloghi di vacanze-sogno nelle regioni dell’ex Celeste Impero.
Ma è lontana - la Cina, quella stessa Cina di sangue e di cartapesta - perché in fin dei conti, quale che sia l’ennesima fotografia shock che da lì giunge, per l’immaginario comune quel Paese resta remoto, persino vago. La Cina è infatti pur sempre un mondo misterioso che sta agli antipodi, difficile da inquadrare con chiarezza.
Per di più ci sono i Gianni Vattimo di turno a dire che chi là le prende di santa ragione dagli sgherri rossi del regime comunista (sempre ben piantato a Pechino) probabilmente se l’è voluta, in fin dei conti noi qua che ne sappiamo di cosa davvero vogliono e fanno i bonzi tibetani, gli studenti nelle piazze, gli oppositori del regime?
Alcuni bravi ragazzi
Insomma, un po’ ci fanno schifo le cose che sentiamo e che sappiamo della Cina, ma un po’ no, chissenefrega, son sempre tutti gialli e tutti uguali da quelle parti, di fondo valendo sempre l’impianto soggiacente a quel filmb ello ma un filino razzista (e per questo ci s’incaprarono in molti) che fu L’anno del dragone.
Ma se siamo uomini d’onore non possiamo starcene assisi in poltrona a fare zapping cambiando canale quando dopo tre minuti tre di cose cinesi la nostra compassione è bell’esaurita. E non possiamo no. Qualcuno infatti ci ha pensato su, lo dice e ha il coraggio di ripeterlo. Si tratta di un gruppo di giovani che ancora credono all’antagonismo buoni/cattivi, che ancora ritengono valga la pena spendersi, che ancora dicono (come diceva William Wallace di Scozia) che tutti muoiono, ovvio, ma che pochi vivono veramente. Giovani perbene, che si riuniscono in un’associazione no profit di volontariato, Nuove Onde (nuoveonde.com) e che hanno deciso di lanciare una sfida, David contro Golia, certo, ma già una volta all’infernale gigante Goliath non andò mica poi così bene.
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