Nuove Onde - Homepage
SE LA DONNA E’ INCINTA, L’OMICIDIO HA ALMENO L’AGGRAVANTE

Venerdì 3 Ottobre 2008

La notizia è di questi giorni: un uomo aveva ucciso l’amante al nono mese di gravidanza perché non voleva abortire e anzi gli chiedeva di riconoscere il figlio. Il giudice oltre ai 24 anni per omicidio, ne aggiunge altri 3 per aver procurato alla donna incinta, uccidendola, una «interruzione di gravidanza senza il consenso della donna». Questa sentenza ha sicuramente un risvolto positivo: il giudice riconosce che il mancato aborto della donna è stato il movente dell’omicidio, portandolo a far terminare 2 vite. Questo è sicuramente una novità positiva, rispetto ad esempio ad una precedente sentenza, che in analoga situazione non aveva riconosciuto la dignità di vita umana al figlio nel grembo della madre morta.
Tuttavia leggendo i resoconti della stampa su questa vicenda, mi colpisce il fatto che le 2 vite non sono comunque trattate allo stesso modo: stiamo parlando di un bambino a pochi giorni dalla nascita e che quindi poteva essere già nato e in più essendo questo il movente dell’omicidio, l’assassino sapeva che stava uccidendo 2 persone. Inoltre, ed è la cosa che mi lascia più turbato è che, nella sentenza il giudice parla di 2 vite ma le differenzia definendole, almeno così riporta l’articolo del Correiere della Sera, “l’una in atto e l’altra in potenza”.

Per concludere vi segnalo 2 interessanti articoli dagli amici del sito www.svipop.org:

Il primo è una interessante rilettura di uno degli aspetti della vicenda di attualità del fallimento della banca d’affari LEHMAN BROTHERS:
IL RISCALDAMENTO GLOBALE SCIOGLIE ANCHE LEHMAN BROTHERS

Il secondo è l’ennesimo resoconto sui tristi rapporti tra aborto e agenzie dell’ONU:
ABORTO, UN MANUALE PER AGGIRARE LEGGI CHE LO VIETANO

Fabio Luoni

Fabio @ 10:35
Categoria: Aborto
Legge sul “fine vita”: ognuno per la sua strada…

Mercoledì 1 Ottobre 2008

Cari amici,
continua nel mondo pro life il dibattito sull’opportunità o meno di fare una legge sul “Testamento biologico” o , come si dice ora, “fine vita”. Come avete visto, la nostra posizione critica l’abbiamo già espressa e, questa convinzione è rafforzata dal fatto che, da parte di chi invece vorrebbe una legge, non c’è chiarezza: ognuno dice la sua, dice come vorrebbe questa legge… se ne enunciano i principi, ma si capisce dagli interventi di queste settimane che ognuno ha in testa una propria legge con sfumature differenti, sfumature che possono diventare molto pericolose data la materia delicata.
Tutto questo, a mio avviso, oltre ad aumentare la confusione nel mondo cattolico e pro life, aumenta il rischio che una eventuale legge, tirata da una parte e dall’altra, produca qualche “spiraglio” per i fautori dell’eutanasia.
Credo che, anche per questioni di chiarezza, chi propone una legge su una materia così delicata, avrebbe fatto meglio a presentare una proposta di legge su cui discutere.
Fabio Luoni

Fabio @ 14:14
Categoria: Testamento biologico
TESTAMENTO BIOLOGICO E “FINE VITA”: NON FACCIAMOCI DEL MALE DA SOLI

Mercoledì 24 Settembre 2008

Nuove Onde: Intervista su Libero sul Testamento biologico (24.09.08)È tornato di estrema attualità il dibattito sul testamento biologico o sul “fine vita” dopo che, recentemente, anche da alcuni esponenti del modo pro-life e dalla Conferenza Episcopale Italiana, per mezzo del Cardinal Bagnasco, è stata lanciata la proposta di fare una legge su questa materia.
Nell’articolo qui accanto (pubblicato dal quotidiano Libero del 24/09/08 a pag. 15) esprimiamo perplessità nell’avventurarsi in questa iniziativa giudicando pericolosi i rischi che lo scrivere una legge su questo argomento porti, anche involontariamente, ad aprire una breccia verso l’eutanasia.
Per chiarire maggiormente la nostra posizione, affinchè siano un utile e costruttivo strumento di riflessione, proponiamo i seguenti punti critici:

- non riteniamo sia urgente una legge su questo tema poiché, mentre per la Legge 40 sulla fecondazione artificiale l’urgenza era data dal vuoto legislativo sulla materia che permetteva il far west procreativo, in questo caso le leggi ci sono: infatti ad oggi in Italia è vietato uccidere, quindi è vietata l’eutanasia e anche l’omicidio di consenziente e, tanto meno, è permesso lasciar morire di fame e di sete una persona.

- Non è vero che una legge può fermare le sentenze della magistratura volte ad aggirare le leggi per introdurre l’eutanasia. Anzi, come dimostra ancora l’esempio della Legge 40, anche la presenza esplicita del divieto di diagnosi pre-impianto contenute nella legge stessa non ha impedito ad una parte della magistratura di emettere sentenze in contrasto con tale legge. Anzi è vero che lo strumento delle sentenze è stato da sempre usato come mezzo di pressione per “guidare” il Parlamento a legiferare in un certo modo. A nostro avviso bisognerebbe fare attenzione a non cascare in questa trappola.

- Non mettiamo in dubbio che una legge scritta dalla Chiesa sarebbe rispettosa del diritto naturale, ma la legge è scritta dai politici: su una materia così delicata, l’unica legge che non rischi di fare più danni di quelli che si prefigge di riparare dovrebbe avere un unico articolo, più o meno così: “sono vietate la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione”. Ma siccome non sarebbe questo l’unico contenuto della legge, c’è il grave e fondato rischio di aprire una breccia verso l’eutanasia. Mai come in questo caso l’esercizio della prudenza sarebbe auspicabile.

- Pericoloso dare valore legale alle dichiarazioni anticipate di volontà anche se, redatte in forma “certa e inequivocabile”. Infatti, anche nel caso tale dichiarazione non fosse vincolante per il medico, lo frenerebbe comunque nella propria azione, poiché assegnando a tali dichiarazioni “valore legale” il medico correrebbe il rischio di una possibile causa nel caso la sua decisione, determinata magari da nuove conoscenze scientifiche o comunque dalle proprie valutazioni professionali e di coscienza, fosse in contrasto con le volontà scritte dal paziente. Inoltre tale dichiarazione, darebbe maggiore forza giuridica a quel pericoloso principio di autodeterminazione che può essere la base di partenza per future richieste di apertura all’eutanasia: ricordiamoci il noto principio del “piano inclinato”.

- È veramente libero chi decide della propria vita senza avere le dovute conoscenze? Il rispetto per il valore e la dignità della vita di ogni uomo, riteniamo che non debba spingerci a fare una legge dove, inevitabilmente, chi non possiede le conoscenze venga spinto a scelte inconsapevoli sulla propria vita. Nel caso invece si voglia far scrivere le proprie dichiarazioni con il concorso di un medico, a parte la difficile realizzazione pratica, questa decisione sarebbe comunque influenzata da terzi e quindi non si vedrebbe più la necessità di questo “testamento biologico” o “legge sul fine vita”: se tale volontà è scritta sotto “consiglio” di terzi saremmo al punto di partenza. Quindi, o il testamento biologico rende il medico mero esecutore della volontà del paziente, e quindi si stravolge il ruolo del medico stesso che potrebbe anche trovarsi a dover eseguire volontà contrarie alla propria etica professionale, e sarebbe quindi autorizzato a ignorare tali richieste (ad esempio richiesta esplicita di eutanasia o al contrario di accanimento terapeutico) oppure la richiesta del paziente al medico non può che essere nella direzione di affidarsi alla professionalità e alla coscienza del medico (questa sì, informata e libera) nell’esecuzione della terapia possibile. In questo caso il buon medico eseguirebbe comunque la corretta terapia che, in quanto tale, non può che escludere l’accanimento terapeutico: ancora una volta il testamento biologico risulterebbe inutile.

- Fare una legge in un momento in cui c’è una maggioranza parlamentare più favorevole alla vita per evitare che la si faccia quando ci siano altre maggioranze in Parlamento, è un’altra delle argomentazioni di chi, nel fronte pro-life spinge per una legge. A nostro avviso il problema da porsi non deve essere questo poichè nessuno potrebbe impedire ad una futura maggioranza semplicemente di modificare tale legge, e nel caso questa legge avesse qualche imperfezione, potrebbe essere usata come “cavallo di Troia” per l’eutanasia con in più il sostegno del fatto che tale legge sia stata votata da chi si dichiara in difesa della vita.

- Invocare una larga convergenza su una legge in questa materia, vista la pluralità e pericolosità delle posizioni presenti nel nostro Parlamento (vedi i contenuti delle proposte di legge già depositate in questi anni) non può far altro che aumentare il pericolo che la ricerca del compromesso la faccia allontanare dal rispetto della dignità della vita umana. E il compromesso in una legge è accettabile quando migliora la precedente situazione (vedi Legge 40 sulla fecondazione artificiale), non quando rischia di peggiorarla.

- Le leggi fanno cultura e il rischio di fare una legge non pienamente conforme al diritto naturale, in una materia dove al momento non ci sono leggi in contrasto con tale diritto, nel tempo non potrebbe portare ad altro se non ad una maggiore accettazione sociale del concetto di dignità della vita legata alla qualità della vita stessa e alla propria autodeterminazione, che porterebbe ad un peggioramento della legge o almeno ad una sua interpretazione meno restrittiva. Vedi il caso della legge 194 e della graduale accettazione nella nostra cultura del fatto che, ad esempio, sia giusto abortire un figlio che si presume handicappato.

- Non è un caso che i più assidui promotori di una legge su questa materia siano coloro che spingono per l’eutanasia: sanno che il mezzo più efficace è sempre quello di superare poco alla volta il limite precedente, “spostare il paletto sempre un po’ più in la” e dopo che si è creato consenso sulla nuova posizione (vedi “le leggi fanno cultura”) proporre l’ulteriore passaggio come logica conseguenza della precedente situazione.

Una legge su questa materia rischierebbe di essere una sconfitta per lo Stato e per la nostra comunità anche perché invece di investire e ricercare una sempre maggiore umanizzazione della medicina, affinché sia al servizio del bene dell’uomo, si legalizza uno strumento che alla fine si configura come un’arma per difendersi dai propri familiari e, soprattutto, dai medici.
Siamo quindi arrivati al punto di manifestare una previa diffidenza verso i nostri cari e verso chi, per vocazione professionale, dovrebbe primariamente avere a cuore la nostra salute: quanto meno una triste considerazione.

Fabio Luoni

Fabio @ 16:31
Categoria: Rassegna stampa | Testamento biologico
Testamento biologico: Veronesi rilancia

Lunedì 22 Settembre 2008

Umberto VeronesiTiene banco ancora la questione del testamento biologico: oggi segnalo un articolo in cui il Senatore Veronesi spiega le ragioni per cui, a suo parere è necessaria una legge sulla materia. Vi segnalo l’articolo non perché ne condivida i suoi contenuti ma perché ritengo importanti le seguenti segnalazioni: nell’articolo Veronesi identifica il concetto di “vita naturale” definendola come la situazione in cui “… siamo coscienti, pensiamo e proviamo emozioni…”; spero che nessun paziente del Prof. Veronesi si addormenti durante una visita, altrimenti rischia di essere considerato non vivo.
La seconda è che nel caso di Terry Schiavo ne giustifica l’uccisione poiché, secondo lui, dall’autopsia si evinceva come fatto certo che il cervello fosse devastato e quindi Terry non poteva provare né fame, né sete né emozioni; tralasciando la presunta certezza di questa condizione, la stessa è stata accertata solo dopo la morte, quindi nel caso ci si fosse sbagliati, la si faceva resuscitare? Inoltre il Prof. Veronesi omette di segnalare i numerosi casi di persone risvegliate dal coma dopo anni, che raccontano di come durante il coma loro sentissero tutto, comprese le parole delle persone che avrebbero voluto staccargli la spina… Immaginate la situazione in cui uno abbia redatto un certo testamento biologico e che poi cambi idea, ma essendo in una condizione di coma non può manifestare questa mutata volontà: terribile!
In ogni caso questi esempi solo per esprimere molti dubbi, visto che il Prof. Veronesi passa per uno dei luminari della nostra medicina, sull’opportunità che il nostro parlamento faccia una legge su questa materia, idea proposta in questo periodo anche da alcuni esponenti pro-life.
Se non c’è nemmeno accordo, né onestà intellettuale, sul definire la vita umana, vedi la posizione di Veronesi, il forte rischio è quello di produrre un pasticcio, che anche involontariamente apra le porte all’eutanasia, che è il vero obiettivo di molti.

Fabio Luoni

Fabio @ 11:58
Categoria: Testamento biologico
Ultime news su testamento biologico e fisco per le famiglie

Mercoledì 17 Settembre 2008

Testamento biologico: il rifiuto delle cure non può essere preventivo ne espresso da terzi.
Una interessante sentenza della Cassazione contraddice anche la vicenda di Eluana, dove la sentenza è stata emessa sulla base di una volontà precedente, presunta ed espressa da terzi.

Fisco e famiglia: il forum delle Famiglie condivide e sostiene la dichiarazione del presidente della Commissione finanze del Senato sulle deduzioni per le persone a carico dei nuclei familiari, nella speranza che questa posizione sia condivisa dal Governo e quindi attuata.

La Provincia di Milano lancia la Family card per le famiglie numerose: proposta interessante, ne seguiremo l’attuazione.

Fabio Luoni

Fabio @ 11:55
Categoria: Famiglia | Vita & Bioetica
In Puglia l’aborto diventa “easy”, almeno a parole…

Mercoledì 17 Settembre 2008

La regione Puglia, governata da una giunta di Centrosinistra guidata dal governatore di Rifondazione Comunista Vendola, lancia una piano sanitario dove, solo per fare alcuni esempi, “la pillola del giorno dopo” e la Ru486 verrebbero distribuite gratuitamente dalle strutture sanitarie anche ai minori: l’aborto fai da te diventa l’imperativo della società individualista, alla faccia dell’assistenza e dell’aiuto alle donne in difficoltà, la RU486 porterà, oltre tutto, le donne (non so a quante verrà spiegata l’atrocità della procedura di questo nuovo simbolo del progresso) ad espellere il proprio feto nel bagno di casa e a verificare con i propri occhi che l’espulsione sia avvenuta e “tutto sia andato bene”. Di sicuro un mezzo per risparmiare i soldi dei ricoveri e degli interventi alla sanità pugliese! Ovviamente ci sono le conseguenti polemiche, qui il link ad un breve articolo di commento. Seguiamo la vicenda!

Fabio Luoni

Fabio @ 8:34
Categoria: Vita & Bioetica